Prima di buttar giù il mio sesto compitino voglio provare a fare la parte super- facoltativa..so che avrebbe avuto più senso scriverla prima del seminario ma purtroppo non ho avuto tempo..questo comunque non mi sembra un buon motivo per non preoccuparmene più...partiamo dal significato del verbo "partecipare"..semplice direi..prendere parte a qualcosa nel senso di "essere presente",si intende adesione..partecipare però non significa "preoccuparsi di","occuparsi di"..soprattutto non significa "interessarsi a"..
.."prendersi cura,interessarsi,preoccuparsi" sono possibili significati di "I care" piuttosto..ed "I care" dovrebbe essere il motto e lo spirito con il quale affrontare tutte le esperienze della nostra vita..credo che a partecipare siano capaci tutti..la partecipazione richiede presenza ma poi?chiunque può essere a una lezione,a una manifestazione,in un programma,ad una messa ma questo non vuol dire che effettivamente la sua mente sia lì con lui..non vuol dire che sia davvero interessato a quello che sta facendo nè che sia del tutto consapevole..troppe volte nel presente che viviamo ogni giorno si incontrano persone che non sanno quello che vogliono e che si comportano senza aver bene in mente quello che stanno facendo..troppe volte NOI facciamo senza senso critico,senza responsabilità..che gusto c'è a prender parte ad una attività o ad una protesta o a qualunque altra cosa senza volerlo veramente?e che senso ha dire di "esserci stati" in un'occasione se la nostra è stata solo una presenza fisica ma a questo non è seguito nient'altro?..nessuna iniziativa personale..nessuna "battaglia" per i propri ideali,per le proprie ambizioni..penso che tante volte tutti (perchè siamo tutti fatti di carne..tutti sbagliamo!), in misura diversa,ma tutti, finiamo col seguire gli altri..col rendere le idee degli altri le nostre..col fare dei discorsi e delle necessità degli altri le nostre..perchè è indubbiamente più comodo appoggiarsi ad un'altra persona..meno faticoso seguire il suo percorso..lasciar fare piuttosto che fare..ascoltare piuttosto che parlare..imitare in modo pedissequo piuttosto che ragionare..e la cosa in assoluto più facile di tutte è non parlare,non pensare,non proporre,non fare!!Chi non fa niente non rischia niente,è colui che in apparenza si è scelto la vita più comoda..ma credo anche che chi non fa niente non avrà nè otterrà mai niente..non si può non agire per vigliaccheria,per non voglia,per agio..non si deve non agire in generale..la cosa più devastante che si possa fare è lasciare che gli altri decidano per te fregandosene di tutto e di tutti,felici di poter pensare solo a se stessi e al proprio piccolo orticello..l'indifferenza per come la vedo io è uno dei mali peggiori che esistano..stamani al seminario il professore ha detto che con "I care" intendeva l'espressione usata da Don Milani..non ci avevo minimamente pensato se devo essere sincera..però in effetti credo sia l'interpretazione più corretta..mai dire "me ne frego",mai dire "tanto non mi riguarda","non è problema mio"..tutti i problemi della società sono anche nostri e di conseguenza i problemi degli altri..è impensabile che a nessuno importi niente di niente,che non si abbia almeno un'ideale,una speranza..è impensabile credere che solo ciò che è nel metro quadro che circonda i nostri piedi ci riguardi..se qualcosa non va nel mondo intorno a noi,inevitabilmente prima o poi si farà sentire anche nella nostra vita..è una cosa che ci succede ogni giorno e alle volte penso che il senso di tutto potrebbe essere questo..FARE QUALCOSA..una qualsiasi ..magari con l'intento di migliorare noi stessi ma con la consapevolezza che stiamo facendo qualcosa anche per chi ci vive accanto..e non rinchiudendosi nel proprio mondo..affogati da problemi che ci sembrano insuperabili ma che magari non lo sono..come ha detto stamani il prof alle volte basterebbe la condivisione(che è una gran cosa!!) per accorgersi che quei problemi non sono solo nostri,che altri vivono le nostre stesse difficoltà..un conto però è volerle superare da soli,un conto è provare a farlo per mano ad altri..diventa tutto più semplice..dalla non esclusione si ricava tutti un grande guadagno..dal non egoismo ci si arricchisce..dal menefreghismo e dalla chiusura verso gli altri invece si ricava solo tanta solitudine e si spreca una buona occasione per fare qualcosa di grande..qualche volta per ottenere ciò che vogliamo c'è bisogno di rimboccarsi le maniche e picchiare qualche musata..ma non importa..meglio un pò ammaccati ma avendoci provato,essendosi messi in gioco piuttosto che integri ma adagiati,inerti,immobili,passivi,vuoti!
Una cosa che è molto diffusa tra i giovani è la paura di fare qualcosa di diverso per il giudizio dei coetanei..mi ci metto anch'io in questa considerazione..non è detto che si abbia sempre il coraggio di andare contro corrente però è vero anche che tenersi strette le proprie idee è importantissimo,bisognerebbe andare in fondo convinti in quello che vogliamo senza farsi troppo frenare da pensieri diversi dai propri..sempre rispettandoli ovviamente,ma affrontandoli..
E infine questo è un invito che un pò mi faccio da sola..qualche volta avrei voglia di lanciare tanti piccoli messaggi..o di fare qualcosa in più ma poi mi sembra di essere sola o penso che tanto quel mio gesto sarebbe troppo piccolo da solo per poter valere e servire nel concreto..allora lascio perdere..ma non è giusto..sarà anche piccolo nel gesto ma magari è tanto grande nel significato..perchè rinunciarvi?
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